Extensive Consultancy

 

 

 

 

 

(ENG)

 

First of all the Man.

To recognize, recognize each other, recognize ourselves and to understand.

Man, body, a body that embodies and thinks: a body that exists.

The existential dimension, first of all, accorded to his sensitivity and awareness in continuous evolution: destruction and reconstruction.

Emotional sphere propelling infinite impulses inwards and outwards, under controlled or not.

«There are individuals, each of them, that anyone can find and indicate as such. They are “human beings” in all parts of the world. Among the others, each is a unity, an identity associated with an identifiable bodily continuity. Let’s say that the singularity of each one does not depend on the differences with respect to the others, but imposes itself, it is the very sign of the individual» (Albert Piette, Anthropologie existentiale, 2009).

With a baggage that crosses centuries of Stories, books of Memoirs, Thoughts and Philosophies, Myths and Archetypes, Cultures, … we are in our emotions, and there we find ourselves, in them we find ourselves, and there we must search to find, to start, to restart from the Individual.

 

We will not be psychologists focused only on the fraction, but before the fraction we will be focused on the definition and on the profile necessary to better deal with it: focused on the basic cultural/cultic reference, focused on the extended surroundings, focused on the global proxemics, … we will be Anthropology.

We won’t be methadone or substitutes or placebos or anything else, but we will be the attention for the detection of those vectors that are at the basis of the dynamics that lead to addictions of all kinds: drugs, ludopathy, hypersexuality, alcoholism, … we will be Anthropologists.

We won’t be accountants, tax or bookkeepers, but we will evaluate the Company as an organic body in which it is often the deformations of individual managerial behavior or the incorrect osmosis with family management that inject deadly dysfunctions; and here, again, it will be a strong and deep “humanistic” approach to carry out a decisive action, because even within productive realities it is the human factor (before the statistical or algorithmic one) that rules, and are human (and therefore emotional) relationships those that regulate and decide the outcomes of good production and administration in an increasingly incisive way, especially today, when workers and management belong to broader, international, and (unfortunately sometimes also) not always immediately “harmonizable” linguistic and cultural contexts, … we will be Professionals.

 

Before specific and targeted “psycho-analysis”, before “confessional”, before exclusively technical and icy “reorganisations”, a control of the human/emotional spectrum is needed (today more than ever): Man needs Anthropology, Sic et Simpliciter.

 

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(IT)

 

Innanzitutto l’Uomo.

Per riconoscere, riconoscersi, riconoscerci e conoscere.

Uomo, corpo, un corpo che incorpora e pensa: un corpo che esiste.

La dimensione esistenziale, in primis, accordata sulle sue sensibilità e consapevolezze in divenire continuo: distruzione e ricostruzione.

Sfera emotiva propellente in pulsioni infinite verso l’interno e l’esterno, controllate o senza controllo.

«Ci sono degli individui, questi ciascuno, che chiunque può reperire e indicare come tali. Sono degli “esseri umani” in tutte le parti del mondo. In mezzo agli altri, ciascuno è un’unità, un’identità associata ad una continuità corporale identificabile. Diciamo che la singolarità di ciascuno non dipende dalle differenze rispetto agli altri, ma si impone da sé, è il segno stesso dell’individuo» (Albert Piette, Anthropologie existentiale, 2009).

Con un bagaglio che attraversa secoli di Storie, libri di Memorie, Pensieri e Filosofie, Miti e Archetipi, Culture,… noi siamo nelle nostre emozioni, e lì ci troviamo, in quelle ci troviamo, e lì dobbiamo cercare per trovare, per partire, per ripartire dall’Individuo.

 

Non saremo psicologi attenti solo alla frazione, ma prima della frazione saremo attenti alla definizione e al profilo necessari per meglio trattare quella stessa: attenti al riferimento culturale/cultuale di base, attenti all’intorno esteso, attenti alla prossemica globale,… saremo Antropologia.

Non saremo metadone o succedanei o placebo o altro, ma saremo l’attenzione per la rilevazione di quei vettori che sono alla base delle dinamiche che portano alle dipendenze di ogni tipo: droghe, ludopatia, ipersessualità, etilismo,… saremo Antropologi.

Non saremo commercialisti, fiscalisti, ragionieri o tributaristi, ma valuteremo l’Azienda come un corpo organico in cui spesso sono le deformazioni dei comportamenti manageriali individuali o la scorretta osmosi con la gestione famigliare che iniettano disfunzioni esiziali; e qui, ancora, sarà un approccio “umanistico” profondo a svolgere azione risolutiva, perché anche all’interno delle realtà produttive è il fattore umano (prima di quello statistico o algoritmico) a governare, e sono relazioni umane (e per questo emotive) quelle che in modo sempre più incisivo regolano e decidono degli esiti di una buna produzione e amministrazione, soprattutto oggi, quando maestranze e management appartengo a contesti linguistici e culturali allargati, internazionali, e (purtroppo a volte anche) non sempre immediatamente “armonizzabili”,… saremo Professionisti.

 

Prima di “psico-analisi” profonde e mirate, prima di “confessionali”, prima di “riorganizzazioni” esclusivamente tecnicistiche e algide, serve il controllo dello spettro umano/emozionale (oggi più che mai): l’Uomo ha bisogno di Antropologia, Sic et Simpliciter

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